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Il diritto al gioco

ludobusGli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica1. Tale norma della Convezione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sembra essere un articolo che serve a tutelare l’infanzia di bambini distanti da noi, di altri Paesi, magari del terzo mondo. E’ innegabile che in alcune parti del Mondo tali diritti siano completamente negati a causa di guerre o altre situazioni difficili, ma anche nelle nostre città e paesi tali diritti sembrano essere trascurati o comunque non considerati da un mondo adulto che ha altre priorità.

<<Privare i bambini del diritto al gioco è sbagliato>> – scrive Vera Schiavazzi in un articolo apparso su “La Repubblica” il 30 marzo 2015 - <<ed è ora di smetterla. Anche in Italia mamma, papà, scuola e amministrazioni civiche non sembrano essere sulla strada giusta. Solo il 6 per cento dei bambini, come spiega l'ultimo rapporto di Save the Children, ha diritto a scendere in strada da solo e solo il 25 per cento può giocare in cortile. Il 37 per cento dei piccoli, 3 milioni e 700 mila, cresce in città. Il 51,6 vive in famiglie che non possono prevedere neppure una settimana di vacanza, il 47 per cento non legge un libro all'anno. Perfino giocare a calcio è difficile per i piccoli italiani, e per chi arriva da una famiglia straniera ancora di più: proibito negli spazi condominiali e in molti giardini urbani, si può fare nelle società sportive, ma con costi e orari che rendono lo sport nazionale accessibile solo a due bambini su 10. Sicilia, Calabria e Campania sono il fanalino di coda per gli spazi di gioco collettivi, mentre solo a Bolzano, in Valle d'Aosta e in Toscana è possibile correre liberi nel verde, almeno durante il weekend. Alle difficoltà logistiche va aggiunta anche le sempre più maggiori pure dei genitori.>>

Il Gruppo CRC (Convention on the Rights of the Child), un gruppo di lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, è un network attualmente composto da 91 soggetti del Terzo Settore che da tempo si occupano attivamente della promozione e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ed è coordinato da Save the Children Italia. Ogni anno il Gruppo CRC si preoccupa di preparare un rapporto sull’attuazione in Italia della Convenzione Onu supplementare a quello presentato, ogni 5 anni, dal Governo Italiano presso l’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazione Unite, con l’obiettivo di ottenere una maggiore ed effettiva applicazione in Italia della CRC e dei suoi protocolli opzionali.

Nel 9° rapporto, pubblicato nel 2016, nel paragrafo sul diritto al gioco ci sono le seguenti osservazioni:

 Sia nella scuola materna, sia nella primaria e nella secondaria, il ruolo del gioco libero, nella crescita intellettiva degli alunni, è fortemente sottovalutato. Sempre più spesso è sostituito dall’attività motoria, dal gioco strutturato, dal gioco didattico; sempre e comunque sottoposto a regole, che limitano la libera espressione e la creatività degli alunni, fino ad arrivare alla “Gamification”2. Prevale, negli insegnanti, la tendenza a estendere ai momenti ludici le regole osservate in classe, durante la didattica: non urlare, non correre, muoversi in modo ordinato, coinvolgere tutti. Il “momento del gioco” finisce così per perdere il suo ruolo formativo; viene sottovalutato e non viene adeguatamente progettato. Come già segnalato nei precedenti Rapporti CRC, pesa l’assenza di una formazione tecnico ludica per insegnanti ed educatori che, al di là delle loro personali sperimentazioni, non hanno l’obbligo di “imparare a giocare”. Eppure, “saper (far) giocare” è una competenza. Molto spesso, nella programmazione scolastica, il gioco libero viene assimilato a un’attività di routine, che va a colmare quegli spazi della giornata utili alle esigenze comuni di tutti i bimbi: l’accoglienza, il pranzo o la pausa. Sono sorte, negli ultimi anni anche in Italia, iniziative per favorire il gioco all’interno degli spazi scolastici, attraverso le cosiddette “pause attive”; non si tratta esattamente di gioco libero, ma tendono comunque a sensibilizzare l’istituzione e gli insegnanti in tal senso. L’idea è nata ad Amburgo, nell’ambito di un progetto del locale Ufficio Scuole in collaborazione con Holger Laurisch/Multisport City Nord, ed è stata ripresa dall’Associazione di Bolzano. Le pause attive sono tempi (di pausa) che danno ritmo alla giornata scolastica. Durante questi intervalli, le attività e i giochi, siano essi giochi con la palla o intense conversazioni, partono da iniziative e decisioni degli scolari, sostenuti, incoraggiati e assistiti da pedagogisti o anche da genitori che partecipano attivamente. Il progetto originale della VKE prevede anche l’uso di un Ludobus, lo “Spielbus”, che in date prestabilite si reca nel cortile di una scuola e lì prepara i suoi attrezzi per giocare; di solito i bambini vengono fatti familiarizzare con questi attrezzi anche durante l’orario di lezione. L’organizzazione non è dispendiosa e non vengono stabilite delle regole particolari; l’attività ludica scorre con adulti e bambini che giocano insieme, senza conflitti e interferenze. C’è poi, in Italia, una realtà scolastica pluridecennale che adotta un metodo molto innovativo, il Metodo Montessori, poco applicato però nelle scuole pubbliche e limitato a un numero circoscritto di scuole private. Nel Metodo3 i bambini vengono lasciati liberi di dedicarsi alle attività che più gradiscono, cosa che – nel tempo – stimola la loro crescita intellettiva, aumenta la loro concentrazione e sviluppa la loro volontà. Anche perché la parola “libertà” non è intesa come la capacità di fare quello che si vuole, ma come è la possibilità di fare ciò che si è deciso di fare. È una distinzione molto importante, che dà modo al bambino di sviluppare competenze, sia a livello didattico, sia sul piano relazionale. Attraverso il gioco non strutturato, i bambini imparano a osservarsi, a condividere, a prendere decisioni, a essere assertivi e collaborativi. […] Essere bambini è diventato un lusso, perché il minore è più impegnato a gratificare le aspettative dell’adulto (genitori, insegnanti), piuttosto che a crescere liberamente. Sempre più spesso il bambino sperimenta la convivenza con gli adulti, piuttosto che con i coetanei, acquisendo modelli di riferimento che appartengono al mondo degli adulti.

Il diritto al gioco dei bambini è ormai riconosciuto dall’ordinamento giuridico italiano anche se resta, per ora più una dichiarazione di intenti che una realtà effettiva. In ogni caso è necessario garantire al bambino il tempo e lo spazio per giocare. Purtroppo la piena consapevolezza del diritto del bambino al gioco è ancora lontana dall’avere un riscontro oggettivo. Nel nostro ordinamento in materia di diritti dei minori vi è un divario tra gli impegni formalmente assunti dall’Italia (anche in sede internazionale) e l’applicazione della normativa stessa.

1 Convenzione Onu sui Diritti dell'Infanzia - Art. 31 . La Convenzione ONU sui Diritti dell'infanzia fu approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989. Essa esprime un consenso su quali sono gli obblighi degli Stati e della comunità internazionale nei confronti dell'infanzia. Tutti i paesi del mondo (ad oggi aderiscono alla Convenzione 194 Stati), ad eccezione degli Stati Uniti, hanno ratificato questa Convenzione. La Convenzione è stata ratificata dall'Italia il 27 maggio 1991 con la legge n. 176. L'ultimo paese ad aver ratificato la convenzione è stato la Somalia. La Convenzione è uno strumento giuridico e un riferimento a ogni sforzo compiuto in cinquant'anni di difesa dei diritti dei bambini; è composta da 54 articoli. La creazione della Convenzione è ricordata ogni anno, il 20 novembre, con la commemorazione della Giornata internazionale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.

2   La gamification (traducibile in italiano come "ludicizzazione") è l'utilizzo di elementi mutuati dai giochi e delle tecniche di game design in contesti esterni ai giochi. Cerca di coinvolgere le persone a provare più coinvolgimento e divertimento nelle attività quotidiane attraverso il gioco, in https://it.wikipedia.org/wiki/Gamification

3 Montessori M, Il segreto dell’infanzia, Garzanti, Milano, 1999